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Nostalgia di un altro mondo

O meglio nostalgia di un altro Mondo, sì scritto in maiuscolo. Il mondo del Mondo. Un mondo di sentimenti legati al calcio, di passione, genuinità, coraggio e signorilità, combattività e rispetto, valori antichi, tutti incarnati perfettamente da Emiliano Mondonico, l’allenatore con la sedia in mano, o se preferite il vincente di periferia, o il filosofo del “sicuramente”, dal linguaggio schietto e controcorrente. Uno che aveva un mondo in testa, e cercava di tirarlo fuori ogni volta che ne aveva la possibilità, a volte sembrando poco comprensibile tanta era la voglia di esprimersi e di scansare le banalità, in un mondo, quello del calcio, pieno zeppo di luoghi comuni e frasi fatte. Una persona gentile, un galantuomo dai gesti decisi, dalle asprezze mai fini a se stesse ma contro quello che lui avvertiva ingiusto e ingiustificabile. Una persona per bene, una persona vera, di quelle che prima non era difficile incontrare nel nostro calcio o più in generale nella nostra società. Di tutto questo abbiamo nostalgia, di un calcio popolare, dal volto umano e sorridente, di un calcio verace ma sopratutto di persone come il Mondo, sportivi che sanno vincere con umiltà e perdere con dignità. Senza questi ingredienti il calcio smette di suscitare passione, è mero business, è diritti tv e plusvalenze, è la celebrazione auto compiaciuta di un rito sterile e vuoto da parte di sempre più manager e sempre meno tifosi.

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